CARAVANSERAI

CARAVANSERAI è un nome di fantasia che evoca reminiscenze orientali di antichi ricoveri per carovane dove uomini in viaggio provenienti da ogni dove trovavano riparo, ma soprattutto si incontravano, si conoscevano, si parlavano nonostante le loro diversità culturali, religiose, razziali.

CARAVANSERAI, una sola parola che in un improbabile “esperanto” – lingua al di sopra della babele delle lingue, che tutti dovrebbero capire e parlare per meglio comprendersi – bene esprime  l’unione nella diversità, l’unione al di la dei confini posti dagli uomini ad altri uomini.

CARAVANSERAI è la continuazione di un progetto che continua negli anni,volto – tra il resto – al rilancio dell’identità occitana, simbolo forte di appartenenza ad un territorio che unisce  nella loro comune origine Piemontese ed Occitana Valter e Seba i due amici protagonisti, o meglio attori, di questo viaggio.

08 maggio 

Proseguiamo la nostra testimonianza nelle aree critiche: lo stato non e’ presente,non esistono mezzi meccanici ne squadre organizzate al lavoro. il pericolo più grande è dato dalle case collassate su se stesse ma non crollate che nessuno provvede a demolire o mettere in sicurezza. A fianco, i negozi riaprono e la gente si muove liberamente, senza controlli. Alcuni scavano ancora a mani nude o con un semplice badile, non per cercare sopravvissuti ma per recuperare qualche semplice oggetto della propria esistenza. Ogni nucleo famigliare, o quel che rimane di esso, è abbandonato a se stesso. Gli ospedali sono intasati di feriti. Ci rechiamo al Bir Hospital dove in ortopedia sono presenti medici russi e cinesi. Siamo stati anche in villaggi limitrofi alla capitale,dove la situazione è ben peggiore. Sawdo è impressionante: un cumulo di macerie con il 95% delle case crollate e. . . nessun aiuto!! Molti luoghi sono difficili da raggiungere, ma anche nei paesi collegati da carrozzabile la situazione è disastrosa, il governo completamente latitante. Questo ci sgomenta e ci chiediamo come questa gente accetti passivamente, quasi con serenità, una situazione di tale gravità, un fatalismo difficile da comprendere per noi occidentali.

Noi oggi rientriamo, lasciando un paese in ginocchio.

Sicuramente in CARAVANSERAI 2015 gli eventi naturali hanno preso il sopravvento sulla volontà degli uomini. Il nostro progetto di viaggio avventura cicloalpinistico viene ad assumere una valenza totalmente diversa, che non avremmo voluto vivere. Una testimonianza che ci ha segnato e che vorremo e dovremo condividere per aiutare questo splendido popolo a rialzarsi. L’unica risorsa del Nepal è – o meglio è stata e dovrà essere – il turismo. Non abbandoniamo questo paese e le sue bellezze!! Noi non siamo mai stati soli e abbiamo sentito vicino tante persone.

Ringraziamo in particolare BOTTERO SKI e GRAT ESCAPE che in questi momenti difficili hanno dato a noi il loro supporto morale come sponsor e come amici.

Grazie di cuore!!!

Valter e Seba

06 maggio 2015

Il sei maggio voliamo su KTM. L’aeroporto è un caos, ovunque materiale accatastato alla rinfusa. Tende, medicinali, coperte,  viveri: sono gli aiuti arrivati da ogni dove. Thamel, il quartiere dove si concentrano i turisti, oggi è stato riaperto e la vita scorre apparentemente normale. Ma man mano che si scende verso Durban Square, il centro storico con i suoi templi secolari ed il palazzo del governo, si vedono qua e là cumuli di macerie e case crepate, puntellate o crollate. Arriviamo in piazza: i templi non esistono più, solo cumuli di legno intarsiato tra calcinacci e laterizi. Monumenti millenari spazzati via. A fianco una tendopoli improvvisata con nylon sotto i quali, in un caldo soffocante, sono ammassate una miriade di persone. Ci dicono che le tendopoli nella sola KTM sono 14, con migliaia di profughi. Una piccola parte dei senzatetto che sfiorano il milione di persone.

o4 maggio 

Shisa ABC – Shisa Base Camp – Tingri – Shigatse – Lhasa. A tappe forzate in soli due giorni raggiungiamo la capitale del Tibet. Prima stoccato il materiale a Tingri e salutato gli sherpa che, in 190, rientreranno tutti assieme con un volo speciale. Obligatoriamente tutte le spedizioni agli 8000 tibetani debbono passare da qui. Lhasa è ormai una città cinese in piena espansione. Solo attorno al Potala ed al Jokang centinaia di tibetani, da mattina a sera, continuano il secolare rito del girare in cerchio in preghiera intorno ai luoghi sacri, camminando e prostrandosi.

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